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«Troppo mascolina, stupro inventato», la Cassazione mette un punto: condannati i due imputati

 

(Foto d’Archivio)

di Federica Serfilippi

Ricorsi respinti, le condanne sono definitive. E’ stata la Corte di Cassazione a mettere un punto fermo alla vicenda che nell’aprile del 2015 aveva portato all’arresto di due ragazzi peruviani, residenti ad Ancona ed entrambi 27enni, con l’accusa di violenza sessuale di gruppo. Vittima, una loro connazionale che aveva denunciato di essere stata abusata nel marzo del 2015 al parco di via Ragusa, di notte. In primo grado, i due erano stati condannati: cinque anni a quello che sarebbe stato l’autore materiale della violenza, tre anni all’amico che lo aveva spalleggiato, facendo la “guardia” affinché nessuno potesse interferire con l’abuso contestato dalla procura. In secondo grado, era arrivata per i due imputati l’assoluzione. E qui, s’era scatenata la bufera. Perchè, nelle motivazioni del verdetto, il collegio giudicante (formato da tre donne)  non si era limitato solamente a mettere in dubbio la versione della persona offesa, ma erano stato tirato in ballo il suo aspetto fisico. In particolare, era stata giudicata «troppo mascolina», «scaltra», una «personalità tutt’altro che femminile».

Il flash mob sotto la Corte d’Appello

E ancora: «Non è possibile escludere che sia stata proprio  lei a organizzare la nottata “goliardica”, trovando una scusa con la madre, bevendo al pari degli altri per poi iniziare a provocare» uno degli imputati «(al quale la ragazza neppure piaceva, tanto da averne registrato il numero di cellulare sul proprio telefonino con il nominativo di “Nina Vikingo”, con allusione a una personalità tutt’altro che femminile, quanto piuttosto mascolina, che la fotografia presente nel fascicolo processuale appare confermare) inducendolo ad avere rapporti sessuali per una sorta di sfida». Un flash mob, organizzato da varie associazioni, aveva montato la protesta sotto il palazzo della Corte d’Appello al grido “vergogna, “vergogna” e “siamo tutte Vikingo”. Il procuratore generale aveva impugnato la sentenza, facendo approdare il procedimento in Cassazione. I giudici avevano annullato l’assoluzione, inviando il fascicolo alla Corte d’Appello di Perugia. Nell’ottobre del 2020, la sentenza: tre anni a un imputato, cinque anni all’altro. Lo stesso copione del primo grado. Recentemente, la Cassazione ha respinto i ricorsi degli imputati, rendendo così definitive le condanne. I due peruviani sono già stati condotti a Montacuto.

All’epoca dell’indagine, erano stati arrestati dalla Squadra Mobile dopo la denuncia sporta dalla vittima. Per le lesioni successive all’atto sessuale era dovuta ricorrere ai medici del Salesi. I tre si conoscevano perché frequentavano lo stesso corso serale a una scuola alberghiera di Senigallia. Stando alle accuse, in un primo momento – proprio al ritorno da Senigallia – la ragazza sarebbe stata stordita con delle gocce di benzodiazepina inserite dai connazionali nella sua birra, poi sarebbe stata portata nell’area verde di via Ragusa. Qui, secondo la versione della peruviana, era stata abusata da uno dei due imputati.

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