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Smart working, prorogato per fragili e genitori di under 14 – CentroPagina

ANCONA – Prorogato fino al 31 dicembre lo smart working per i fragili e per i genitori di figli con meno di 14 anni. Le norme saranno le stesse che erano in vigore fino al 31 luglio: per quanto riguarda i genitori di figli under 14 in famiglia non deve esserci un genitore che non lavora o che percepisce uno o più ammortizzatori sociali. Dal primo agosto queste due categorie erano rimaste prive di tutela legislativa che permettesse di ricorrere allo smart working. Con il decreto Aiuti bis viene reintrodotta la misura.

«Con il passaggio in Senato per la conversione del Decreto Aiuti bis, è stato approvato un emendamento fondamentale e molto atteso da lavoratori e imprese – dichiara la consulente del Lavoro Chiara Carletti, del Centro Studi di Ancona – ossia la proroga della fruizione dello smart working fino al 31 dicembre 2022, secondo le modalità semplificate già precedentemente adottate fino al 31 luglio 2022. Dopo tale data infatti una vasta platea di lavoratori in smart working era dovuta rientrare nel proprio luogo di lavoro, spesso non riuscendo a conciliare ritmi lavorativi e di vita ormai acquisiti in questi ultimi periodi pandemici e post pandemici».

Chiara Carletti, consulente del lavoro

La consulente del Lavoro, spiega che «una piccola deroga era stata concessa con le indicazioni per cui i lavoratori più fragili, o con figli sotto i 12 anni, avessero la precedenza nella possibilità di opzionare la richiesta del lavoro in smart working. Con l’emendamento appena Approvato si torna alle agevolazioni in vigore fino al 31 luglio, quindi una maggiore accessibilità a questa modalità di lavoro». Ma ci sono dei paletti e dei requisiti da rispettare.

«I lavoratori interessati sono coloro che mostrano una fragilità tale da non rendere pienamente sicuro il posto di lavoro in presenza – spiega – e per cui il rischio di contagio da Covid-19 possa essere pericoloso. A solo titolo esemplificativo: malati oncologici, immunodepressi, o con patologie che richiedono terapie salvavita.  Chiaramente l‘incompatibilità deve essere valutata e avvalorata anche dal medico aziendale competente. Possono accedere allo smart working anche i lavoratori genitori di figli under 14, purché l’altro genitore non si trovi in cassa integrazione o usufruisca di altro ammortizzatore sociale. Resta inteso – conclude – che l’attività svolta in loco debba essere  compatibile con una attività svolta da remoto».

Luca Talevi, segretario regionale Fp Cisl

Positivo il commento de sindacati. Per Luca Talevi, segretario regionale Fp Cisl, «pur doverosa e giusta la tutela dei fragili, lo smart working va introdotto in tutte le professioni in cui il lavoro può essere dematerializzato, per migliorare l’organizzazione del lavoro».

Secondo le stime Cisl, nella pubblica amministrazione delle Marche, ci sarebbero «tra 7mila e 8mila dipendenti», escluso il mondo della sanità, della scuola e delle forze dell’ordine, che potrebbe lavorare in modalità agile, «contribuendo in questa maniera anche alla riduzione dei costi energetici a carico degli enti».

«Lo smart working, introdotto con la pandemia, può aiutare i lavoratori e soprattutto le lavoratrici che hanno figli e fragili (anche anziani) a casa, a conciliare felicemente i tempi di vita con quelli di lavoro ed a risparmiare sui costi del carburante, specie alla luce di un inverno che dal punto di vista dei rincari energetici si prospetta complicato. Occorre valutare e contrattare ente per ente, perché ogni professione ha le sue peculiarità».

Matteo Pintucci, segretario regionale Fp Cgil
Matteo Pintucci, segretario regionale Fp Cgil

Secondo Matteo Pintucci, segretario regionale Fp Cgil «lo smart working è uno strumento tra i più avanzati in Europa, inserito nel contratto nazionale in seguito all’avvento della pandemia, che deve essere compatibile con una professione in cui il lavoro possa essere dematerializzato».

Il sindacalista evidenzia i benefici prodotti dallo strumento, non solo per i lavoratori, ma anche per i datori di lavoro, in questo caso le pubbliche amministrazioni. «Dove è stato utilizzato – evidenzia – ha prodotto risparmi importanti sia per l’amministrazione che per i lavoratori, ora, occorre lasciare libera la contrattazione di individuare gli ambiti di applicazione».

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