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Sanità, il comitato “Io resto qui e ci arrivo facile” non vuole un altro ospedale in città – Riviera Oggi

SAN BENEDETTO: Il comitato torna a farsi sentire dopo la commissione consigliare sanità del 28 ottobre scorso. Finché l’argomento nuovo ospedale è stato solo una ipotesi, solo chi aveva interesse ha spinto ostinatamente verso questa direzione mentre i cittadini rimanevano perplessi assistendo attoniti al susseguirsi degli eventi. Oggi in molti cominciano a prendere coscienza della realtà e lo vediamo dagli articoli apparsi sulla stampa in questi giorni.

Costruire il nuovo nosocomio, nel territorio di San Benedetto, non è la migliore soluzione che risolve la nostra sanità. E’ un errore associare il nuovo ad efficienza, alla soluzione dei problemi, ad una sanità migliore, a nuove apparecchiature, a migliori parcheggi, ad una migliore viabilità di accesso. Si sta dando ai cittadini una percezione sbagliata delle cose. L’edilizia sanitaria non risolverà il problema della nostra sanità locale. Come si può pensare che se si costruisse un nuovo ospedale altrove le cose migliorerebbero? Anzi, porterà problemi di viabilità, di spostamenti per la mobilità locale, inquinamento da fumi e rumori. Il che equivarrebbe ad un drastico abbassamento della qualità della vita dei residenti. Gli unici a trarne beneficio saranno i cementificatori con migliaia di metri cubi da realizzare.

Analizziamo punti critici:

Punto uno. I promotori del nuovo sostengono che l’attuale Madonna del Soccorso è difficile da raggiungere a causa della viabilità insufficiente? Allora chiediamo loro qual è la zona del nostro territorio che ha la viabilità giusta? Non ve né nel comune di San Benedetto, né a Ragnola, né in zona San Giovanni, né in zona Fosso dei Galli. Per rendersene conto è sufficiente farsi un giro di prima mattina, all’ora di pranzo e nel tardo pomeriggio per vedere file interminabili sulla circonvallazione, sulla statale 16, in contrada San Giovanni e sulla Salaria. Non parliamone poi nel periodo estivo. Se si realizzasse in zona ragnola come farebbe e quanto impiegherebbe il cittadino o un’ambulanza che parte da zona San Filippo o da Grottammare per raggiungere il nuovo ospedale? In confronto ad oggi questi problemi aumenterebbero di molto. La verità è che la nostra viabilità attuale presenta le stesse difficoltà ovunque si trovasse l’ospedale, anzi la migliore posizione, la meno difficile è lì dov’è a Km zero poiché è la citta stessa che le gira attorno con duemila abitanti per Kmq. Grazie alla attuale posizione centrale molti sanbenedettesi lo raggiungono a piedi o con la bicicletta, soprattutto gli anziani.

Punto due. I promotori del nuovo ospedale sostengono che il Madonna del Soccorso non è a norma antisismica ed è per questo che si deve farne uno nuovo altrove, nulla di più invero. I corpi E ed F cioè i due edifici ubicati lungo via Manara si possono demolire e riedificare secondo le nuove normative. Mentre i restanti corpi gioverebbero dell’adeguamento normativo antisismico come già effettuato al Torrette di Ancona e come si dovrà fare al Mazzoni di Ascoli Piceno. I nostri tecnici hanno valutato che la demolizione e ricostruzione dei due corpi non supererebbe i 67 milioni di euro contro i 100 milioni e più che ne costerà la costruzione di un nuovo. Un risparmio dunque di un 30 % di denaro pubblico sul mattone, da convertire in investimenti, in ammodernamento diagnostico e con anche tempi ridotti di ricostruzione in 3-5 anni, mentre per la delocalizzazione ne occorreranno molti di anni (esempio: l’ospedale della vicina Fermo). E nel frattempo la nostra sanità, oggi ridotta allo stremo, che fine farà? In attesa che si costruisca il nuovo ospedale altrove, i reparti ed i servizi nel frattempo andranno al Mazzoni di Ascoli per la presunta inadeguatezza dell’attuale? Medicina d’urgenza, Terapia intensiva, Cardiologia per acuzie, sono già stati oggi sottodimensionati, quanti di questi ne ritorneranno nel nuovo delocalizzato, tra molto più di un decennio?

Punto tre. Diciamo no anche per la ulteriore sterilizzazione del suolo e per la grande cementificazione che il nuovo comporterà. Come mai le associazioni ambientaliste che fanno tanto rumore a difesa di pochi alberi o per piccoli appezzamenti di terreno, sono rimaste indifferenti nell’approfondire il grande problema che si presenta per il nostro territorio? San Benedetto del Tronto è la prima in classifica nelle Marche per consumo di suolo. Perché si è così sordi verso il concetto di resilienza e rigenerazione urbana dell’esistente? Così importanti per la salvaguardia del nostro pianeta per il futuro delle nuove generazioni. Ed allora ci si chiede: chi spinge per costruire un nuovo ospedale lo fa per interesse dei cittadini o per rendere più appetibili le aree limitrofe ancora libere e pronte alla cementificazione? Siamo convinti che con le conclusioni dello studio di prefattibilità, così come previsto dalla normativa sugli appalti, se non si considererà anche l’alternativa della ristrutturazione dell’esistente, ci sarà il rischio di far perdere ai cittadini di San Benedetto del Tronto il loro ospedale sulla costa che potrebbe seriamente prendere la direzione di Grottammare. (Il direttivo)

IL DIRETTORE PRECISA: “Il comitato tra cose giuste e  una mentalità retrograda, non ha afferrato il vero problema”

Il comitato dice cose giuste poi nella finale cade nel ‘tombino’ di una mentalità (deleterio campanilismo) che nel terzo millennio non ha alcun senso. Quando dice: “ci sarà il rischio di far perdere ai cittadini di San Benedetto del Tronto il loro ospedale sulla costa che potrebbe seriamente prendere la direzione di Grottammare”. Tra l’altro coem se Grottammare fosse in montagna e non anch’essa sulla costa come Cupra Marittima, Massignano e senza essere attaccate al mare anche Monteprandone, Acquaviva, Monsampolo, Ripatransone, Cossignano.

C’azzecca quando dice che costruire un ospedale in un centro abitato, nel mezzo di località turistiche oltrettto, è a dir poco demenziale. Ma ricade subito dopo con questa frase: “Se si realizzasse in zona ragnola come farebbe e quanto impiegherebbe il cittadino o un’ambulanza che parte da zona San Filippo o da Grottammare per raggiungere il nuovo ospedale?”, considerazione che oltre a cozzare in modo abnorme con il deleterio campanilismo che ho citato sopra.

Semplicemente perché raggiungere l’attuale “Madonna del Soccorso” comporta le identiche difficoltà per zona Agraria e Porto d’Ascoli: basta rovesciare la città per capirlo.

Il problema è un altro: innanzitutto che i nuovi ospedali si costruiscono nelle periferie e non all’interno dei centri abitati poi, è vero che “E’ un errore associare il nuovo ad efficienza” ma soltanto se un nuovo ospedale ha le caratteristiche di un ospedale che già c’è. Quello che manca è invece un ospedale che abbia la caratteristica di Primo Livello e cioè per acuti e quello di Ascoli (che quasi lo è) sta troppo lontano dalla zona costiera e delle colline adiacenti alla costa che hanno una popolazione uguale o addirittura superiore. Stesso problema per Ascoli e zone limitrofe (montagna compresa) se un ospedale di Primo Livello venisse costruito a 200 metri dal mare. Ripeto due Primi Livelli o mezzo qua e mezzo là sono entrambe soluzioni irealizzabili.

La scelta di una zona mediana, lasciando gli attuali due ospedali con le caratteristiche che adesso ha quello di San Benedetto era azzeccatissima. Non sto a dilungarmi sui particolari, basta controllare il vecchio progetto della Regione Marche per rendersene conto. Un’opportunità, la migliore, svanita per gli interessi esclusivamente elettorali della classe politica sambenedettese con la quale la classe politica ascolana, sempre per gli stessi biechi interessi elettorali, ha giocato come i gatti con i topi. Ascoli non si sarebbe potuto lamentare e gli abitanti della costa lo avrebbero avuto un ospedale per acuti a 15 chilometri (mediamente), invece che a 30 chilometri come adesso. Fatti non chiacchiere.

Conclusione: gli ospedali vanno costruiti per i territori e non per le città che hanno più abitanti senza considerare le località confinanti (per esempio con appartamenti che hanno la sala a San Benedetto  e la cucina a Grottammare) che hanno complessivamente lo stesso numero di abitanti. Un campanilismo che più becero non si può su una cosa seria come la Sanità, che fa rabbrividire ma che è anche un colossale  boomerang per il basso Piceno in particolare.

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