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Piano sul gas, Federconsumatori: «No a soluzioni tampone. Anziani non possono scegliere se mangiare o scaldarsi» – CentroPagina

Riscaldamento (immagine Etadly da Pixabay)

ANCONA – Termosifoni accesi un’ora in meno al giorno e temperatura giù di un grado (da 20 a 19) sia nelle abitazioni private (per i riscaldamenti centralizzati) sia negli edifici pubblici, da ottobre. È tra le ipotesi a cui sta lavorando il governo uscente per imprimere una stretta ai consumi del gas in vista dell’inverno, periodo di maggior consumo.

Con il rischio di un blocco delle forniture da parte della Russia e i prezzi del gas che continuano a lievitare, impennando l’esborso delle famiglie e delle imprese per le bollette, il governo cerca di correre ai ripari accorciando anche di due settimane il periodo di accensione dei caloriferi (rimandata a novembre) e anticipando il termine di una settimana a marzo.

Una direzione che però non soddisfa Federconsumatori: «Si tratta di soluzioni tampone che non risolvono il problema, è come una goccia nel mare – dice la presidente regionale Patrizia Massaccesi – . Il gas in realtà non manca, ma è in atto una speculazione esagerata sui prezzi. Lo spauracchio che la Russia possa tagliare le forniture, fa temere che la domanda di gas sia superiore all’offerta».

Per questo «occorre pensare ad una soluzione strutturale, che va cercata a livello europeo, e a fissare un tetto al prezzo del gas». L’associazione dei consumatori si dice «preoccupata per famiglie e imprese: tante aziende rischiano la chiusura, mentre sono molte le famiglie che ci contattano lamentando di non riuscire più a pagare le bollette: si sta arrivando al punto per cui alcune fasce fragili della popolazione, come gli anziani che prendono una pensione minima, dovranno scegliere se mangiare o scaldarsi. Questo non può avvenire in un paese civile».

Sull’ipotesi settimana corta nelle scuole, Patrizia Massaccesi evidenzia che «andrebbero piuttosto evitati gli sprechi energetici nelle case, negli uffici pubblici».

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