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Maria Francesca Longo: “vi presento la mia tesi in Infermieristica su Nursing e Cure Complementari”.

Maria Francesca Longo, neo-Infermiera, si è laureata qualche giorno fa a San Giovanni Rotondo con una tesi sul tema “Un nuovo approccio alla medicina: Nursing e Cure Complementari“. Il lavoro finale è stato relato dalla docente Dott.ssa Carmela F. Parente.

Ma vediamo assieme cosa ha trattato nella sua tesi.

Le cure complementari rappresentano l’integrazione di competenze necessarie per costruire percorsi di cura efficaci e innovativi, al fine di aprire l’infermieristica a metodi che favoriscano un conforto psico – fisico e relazionale col malato. Al giorno d’oggi, in tutto il mondo, si sta diffondendo sempre più l’utilizzo di cure complementari, ovvero cure olistiche (così come descritto da Nightingale) e naturali, che possono essere affiancate alle cure mediche ed infermieristiche tradizionali; la Value Based Healthcare (medicina del valore) ha come obiettivo la centralità del paziente, nel considerarlo non più un caso simile ad altri, che sono affetti dalla medesima patologia, bensì una Persona con delle proprie peculiarità che richiedono degli interventi personalizzati e mirati.

Le Cure Complementari Infermieristiche, possono essere parte integrante del piano di cura, per garantire un’assistenza di qualità e quella cura in sicurezza che un professionista sanitario può e deve esercitare proprio come affermato dal Codice Deontologico degli Infermieri all’art. 10.

Compresa nelle Cure Complementari è l’agopuntura, una pratica della Medicina Cinese ad oggi riconosciuta dai massimi Enti mondiali come l’OMS e la Food and Drug Administration. Inoltre è stata dichiarata patrimonio culturale dell’umanità dall’UNESCO nel 2010 ed è presente nei LEA di diverse regioni, già dal 2005.

I campi di applicazione più importanti, secondo le indicazioni OMS sono: la terapia del dolore, il campo neurologico, gastro-enterologico, cardiologico, oncologico.

Gli agopunti vengono individuati in base alla patologia, quindi è fondamentale all’inizio stabilire una diagnosi.

Con l’utilizzo di sottilissimi aghi sterili e monouso si vanno a stimolare dei punti lungo dei meridiani connessi a varie parti del corpo e una seduta dura all’incirca 30 minuti.

È l’oncologia ad essere un campo di applicazione sul quale ne è stata comprovata l’efficacia contrastando nausea e vomito, fatigue, dolore indotti da chemio e radioterapia.

Lo scopo di questo lavoro è stato quello di valutare, secondo la logica della Value Based Healthcare, il ruolo potenziale che le medicine complementari (agopuntura) possano ricoprire all’interno di un percorso di cure oncologiche (chemioterapia e/o radioterapia), soffermandoci soprattutto sugli effetti collaterali quali: nausea e vomito, fatigue e dolore osseo. E’ stato presentato un caso clinico con la testimonianza di una paziente (Infermiera)

Testimonianza della paziente.

Consigliatami da un’amica dottoressa, mi sono affidata ad un medico agopuntore con l’obiettivo di alleviare i vari problemi legati alla chemioterapia; inizialmente ero molto titubante e scettica, forse perché non ne avevo mai sentito parlare o perché pensavo che niente avrebbe potuto alleviare i vari sintomi, ma già dopo le prime sedute, posso confermare che gli effetti collaterali delle chemio, senza ombra di dubbio, sono diventati molto più sopportabili.

 Lo studio è stato effettuato tramite la somministrazione di due questionari stilati ex novo distinti online, uno indirizzato a pazienti oncologici ed uno agli infermieri, al fine di individuare il loro grado di informazione in merito alle medicine integrate in campo oncologico, quali le esperienze personali e quanto essi siano propensi all’introduzione di queste terapie innovative nel piano di assistenza. 

Risultati.

Il totale della popolazione studiata è stato di 124 persone di cui 105 infermieri e 19 pazienti oncologici.

Dai dati antropometrici e dalle prime risposte al questionario, si evince che la maggioranza di essi è caratterizzata da donne over 50 con un grado di istruzione medio-elevato, che risiede la maggior parte nel Sud Italia. Solo una piccola parte di questa popolazione è costituita da pazienti oncologici e questo, probabilmente, deriva dalla scarsa sensibilizzazione territoriale verso le Medicine Complementari.

Alla luce dello studio sperimentale effettuato e delle risposte ottenute da parte sia di infermieri che di pazienti oncologici, si può affermare che quasi il 100% degli infermieri e l’intera popolazione dei pazienti oncologici intervistati, sarebbero disposti ad approfondire conoscenze in materia e a superare tutti quei limiti inerenti alla Medicina Complementare.

Al giorno d’oggi, la pratica dell’Agopuntura è sempre più presente nelle strutture sanitarie pubbliche italiane soprattutto al centro-nord; mentre al Sud i servizi attivati sono ancora molto pochi, fatta qualche eccezione; infatti sia tra i pazienti oncologici che tra i professionisti sanitari, si evince che una grossa percentuale non è addirittura neanche a conoscenza dell’eventuale presenza o meno di servizi di medicina integrativa a disposizione dell’utente. Nonostante la scarsa diffusione di conoscenze personali riguardo questi tipi di trattamenti, la maggior parte della popolazione studiata, si è dimostrata fiduciosa nell’efficacia di un percorso con agopuntura, atto a contrastare gli effetti collaterali della chemio/radioterapia. Nei vari ambulatori, diffusi su tutto il territorio nazionale, alcuni servizi forniscono prestazioni a pagamento, mentre altri prevedono un ticket e altri ancora hanno ambulatori gratuiti. Questa disomogeneità può essere ben notata anche dalle risposte date dai pazienti alla domanda se le spese sostenute fossero tutte a carico personale; la maggior parte dei pazienti (il 66,7%) ha dichiarato che le spese sono state interamente a loro carico, mentre il 33,3 % ha affermato che le spese sono state completamente sostenute dal SSN.

Bibliografia e Sitografia:

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