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Marche, la ministra Lamorgese nei territori colpiti dall'alluvione – CentroPagina

ANCONA – Ancora nessuna traccia di Mattia e Brunella, i due dispersi dell’ondata di maltempo che esattamente una settimana fa si è abbattuta sulle Marche con una bomba d’acqua che ha fatto esondare il torrente Nevola e il fiume Misa. Oggi, 22 settembre, la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese nei territori colpiti: da Barbara, accompagnata dal governatore Francesco Acquaroli, ad Ostra e poi a Senigallia. Presente anche Laura Lega, capo dipartimento dei Vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile.

Intanto nelle Marche sono arrivati i primi mezzi dell‘Esercito, per supportare le operazioni di ricerca dei dispersi e di ripristino del territorio alluvionato. Proseguono le ricerche del piccolo Mattia Luconi (8 anni) e di Brunella Chiù (56 anni) con un ingente dispiegamento di forze in campo, tra vigili del fuoco (squadre di terra e sommozzator), nuclei subacquei dei carabinieri e della guardia di finanza, soccorso speleologico alpino, volontari.

Le ricerche si concentrano a valle di Castelleone di Suasa e di Corinaldo. A supportare le operazioni ci sono anche i cani molecolari, arrivati dalla Svizzera e da San Marino, i droni dei vigili del fuoco e l’elicottero dele fiamme rosse e delle guardia di finanza. La task force impegnata nelle ricerche sta procedendo lungo il torrente Nevola scendendo verso valle, scandagliando palmo per palmo il letto del corso d’acqua ma anche le aree limitrofe alle sponde del torrente per un raggio di un centinaio di metri. Una ricerca complicata dall’ingente mole di fango, detriti e tronchi trasportati dall’onda di piena.

Ecco come avvengono le ricerche dei dispersi

Le ricerche di Mattia e Brunella

I soccorritori procedono per zone mappate, una zonizzazione che viene eseguita avvalendosi di mappe satellitari. Prima di ogni battuta di ricerca, la traccia della zona in cui la task force cercherà Mattia e Brunella, viene indicata su un Gps che viene consegnato ai soccorritori che si recano sul posto.

Una volta che la zona è stata “chiusa” ovvero che è stata completamente battuta dal personale impegnato nelle ricerche, si ritorna all’unità di comando locale, allestita presso il parcheggio del cimitero di Barbara: viene riconsegnato il Gps e scaricata la traccia, per procedere poi al caricamento di una nuova traccia relativa alla zona successiva che dovrà essere battuta dai soccorritori. Insomma una procedura certosina, per essere sicuri di non tralasciare neanche un centimetro di torrente o di sponda.

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