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L'ultima partita di Pasolini, Viozzi e Anzivino: “È San Benedetto l'altra grande protagonista del film” – Riviera Oggi

SAN BENEDETTO DEL TRONTO –  È calato il sipario sulla rassegna dedicata a Pier Paolo Pasolini, a cura dell’associazione “I luoghi della scrittura”, con il patrocinio e il sostegno dell’amministrazione comunale e con la direzione artistica di Giorgio Nisini, che si è svolta in piazza Bice Piacentini, a San Benedetto del Tronto, da domenica 7 a sabato 13 agosto. A concludere l’ultima serata di questa ricca e interessante kermesse culturale la proiezione del film documentario “L’ultima partita di Pasolini”, realizzato dal regista Giordano Viozzi insieme a Francesco Anzivino, che ne ha curato la ricostruzione filologica.

Il documentario non è soltanto una raccolta di testimonianze relative alla partita, a quanto pare l’ultima della sua vita, giocata il 14 settembre del 1975, da Pasolini con la nazionale artisti, da lui capitanata, contro le vecchie glorie della Sambenedettese, ma è anche un’attenta ricostruzione storica degli anni ’70, anni di trasformazioni e cambiamenti sia per San Benedetto che per tutta l’Italia, come lo stesso Pasolini aveva profetizzato. Ne abbiamo parlato con Giordano Viozzi e Francesco Anzivino, cui abbiamo chiesto innanzitutto come sono venuti a conoscenza di questo evento.

Anzivino ha ammesso di essersi imbattuto in un comunicato stampa che parlava di questa partita proprio nella biblioteca di San Benedetto, in cui stava facendo degli studi sugli anni ’70. È da questo ritrovamento che è iniziata una ricerca di tasselli di un quadro che è divenuto sempre più ampio e che lui stesso ha potuto portare avanti grazie all’aiuto di Giordano Viozzi. La lavorazione del film, uscito nel 2020, ci ha spiegato Viozzi, è durata sei anni, preceduti da due anni di ricerche; un lungo lavoro di selezione dei materiali raccolti che ha portato a una ricostruzione quasi completa di quell’importante periodo storico, in cui la storia di Pasolini si collega a quella di San Benedetto e dell’Italia. Abbiamo anche domandato quale aspetto in particolare di Pasolini emerge dal film e il regista ha parlato di un aspetto più umano e ludico, oltre che della sua passione per il calcio e del modo in cui gli altri lo vedevano nel calcio: non più l’intellettuale austero e polemico, ma un uomo che spesso sui campi di calcio si circondava di artisti assurdi e stravaganti. Ma l’altra grande protagonista del documentario, ha aggiunto sempre Viozzi, è proprio la città di San Benedetto, che qui sembra confermare ciò che Pasolini pensava delle drammatiche trasformazioni sociali e antropologiche dell’Italia di quel periodo. San Benedetto, infatti, ha concluso Anzivino, proprio in quegli anni ha cambiato pelle, in modo repentino e disordinato, passando dalla sua identità marinara a quella turistica e manifestando, appunto, una crisi di crescita della forma città.

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