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La guerra sul porto, Simonella: «La Regione ha dimezzato i progetti Marsilio si è mosso, Acquaroli no»

Il porto di Ancona

 

di Martina Marinangeli

La guerra infinita sul porto. Dopo i rimpalli di responsabilità tra l’ex presidente dell’Authority Rodolfo Giampieri ed il governatore Francesco Acquaroli per il magro bottino da 20 milioni di euro portato a casa per dare forma ai tanti progetti per ora solo sulla carta, oggi è intervenuta sulla questione anche l’assessora comunale Ida Simonella, che non ha lesinato frecciate all’indirizzo di Palazzo Raffaello. Rispondendo ad un’interrogazione della consigliera della Lega Antonella Andreoli, la titolare della delega al porto ha ricostruito le tappe, ricordando che «le prime schede (contenenti i progetti per i quali chiedere i finanziamenti statali, ndr) sono state predisposte tra settembre ed ottobre 2020 ed il totale ammontava a 358 milioni di euro. Questo pacchetto è stato trasmesso alla Regione che a marzo ha comunicato come, il 5 gennaio, avesse mandato al ministero progetti per 269 milioni di euro – dunque quasi dimezzati –, togliendone una serie dall’elenco fatto dall’Autorità portuale ed inserendone altri che riguardavano l’Interporto e, per circa 35 milioni, i porti minori delle Marche. Scali, questi ultimi, non inseriti dall’Ap perché di competenza diretta della Regione». Dopo la prima stoccata, arriva l’affondo: «l’Autorità portuale aveva scritto sia al presidente dell’Abruzzo Marsilio che ad Acquaroli perché aveva avuto sentore (che le risorse non sarebbero state quelle richieste, ndr): il primo ha scritto subito al ministero, mentre non abbiamo traccia di azioni della Regione Marche. In ballo ci sono un porto, 6500 lavoratori e decine e decine di imprese». A sottolineare quanto calda sia la materia, le scintille tra Simonella ed Andreoli seguite alla risposta, con la capogruppo del Carroccio sul piede di guerra perché «l’assessore confonde i progetti e le schede. Gli altri porti sono riusciti a fare tutto per bene, mentre Ancona si è distinta per questi quid pro quo».

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