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I laureati di Economia e Ingegneria alla sfida del futuro: «Competenze sì ma è rilevante la centralità della persona»

 

 

Festa bis oggi pomeriggio in piazza Roma per i laureati Univpm delle facoltà di Economia e Ingegneria. Dopo l’appuntamento di ‘Lauree in Piazza’ svolto ieri nella stessa location con i neo dottori di Agraria, Medicina e Scienze, alle 18 il rettore Gian Luca Gregori è tornato a parlare sul palco con toga cerimoniale e mantellina di ermellino, sfidando anche la cappa di caldo che gravava su Ancona. Nel suo messaggio augurale ha invitato gli studenti (255 in tutte nelle due giornate celebrative) a indossare «con orgoglio la maglietta Univpm, per i risultati che il nostro ateneo ha conseguito nel campo dell’occupazione (siamo secondi in Italia) o nella ricerca (7 dipartimenti su 12 sono considerati di eccellenza). Le competenze sono importanti ma è più rilevante la centralità della persona, formare persone. Questo noi lo abbiamo perseguito per cercare di diminuire anche le disuguaglianze che in questo periodo stanno crescendo: abbiamo attivato 120 borse di studio e realizzato un piano gender. Pensiamo ad esempio al nostro mercato di lavoro con le differenze di retribuzione tra laureate e laureati».

In quest’ottica il prof. Gregori ha messo in evidenza come «l’università pubblica ha un valore fondamentale come fattore di sviluppo socio-economico per la comunità. E’ un presidio di democrazia, è un soggetto creatore di opportunità». Tra le altre considerazioni il rettore ha rilevato anche come il nostro Paese abbia bisogno di laureate e laureati «perchè siamo nelle ultime posizioni delle classifiche internazionali e abbiamo invece un primato dei giovani che non studiano e non lavorano superiore al 25%». Poi ha invitato tutti a godere di questo momento collettivo di festa. «Un pensiero leggero ci fa riflettere sull’importanza del futuro del quale voi dovrete essere protagonisti. – ha rimarcato – Certo non sono periodi facili ma tutte le generazioni hanno affrontato periodi non facili. I nonni della mia generazione combattevano in trincea, i genitori aveva difficoltà nel poter studiare. Oggi studiare è un diritto nel nostro Paese, non così in molti altri, pensate alle scellerate guerre che ancora ci caratterizzano».

Redazione CA

(foto/video Giusy Marinelli)

 

 

 

 

 

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