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Eva, Coordinatrice Infermieristica: “gli OSS non possono avere un Albo perché professionisti non autonomi”.

Eva, Coordinatrice Infermieristica: “gli OSS non possono avere un Albo perché professionisti non autonomi”.

By Redazione

Torna a scriverci Eva, Coordinatrice Infermieristica: “gli OSS non possono avere un Albo perché professionisti non autonomi”.

Carissimo Direttore,

sono Eva Coordinatore, rispondo all’ articolo di Emiliano Pierantoni. Carissimo, forse non sei a conoscenza che per gli Oss esiste già da un paio di anni un’Associazione, per ogni Regione con un elenco degli Oss. Non è stato possibile per voi avere un albo perché non siete dei PROFESSIONISTI AUTONOMI. La vostra è una figura di supporto , ad altri professionisti sanitari , indispensabile in ambito sanitario.

Come da accordi Stato-regioni del 22/02/2001 è stato definito per gli Oss:

la sua attività è indirizzata a soddisfare i bisogni primari in un contesto , come quello socio/ sanitario molto delicato , a cui deve interfacciarsi continuamente con figure Professionali ben strutturate come INFERMIERI E MEDICI ed altre figure Sanitarie , al fine di garantire il supporto a queste figure.

Per questo motivo gli Oss sono identificati come personale di supporto.

Per un Albo Professionale , bisogna essere autonomi, e non poter incorrere di poter eseguire ” Esercizio Abusivo di professione Medico/ Infermieristica, come tanti hanno fatto e continuano a fare.

Cosa si intende per Albo Professionale?

L’albo professionale elenca i nomi di coloro che sono abilitati a svolgere una determinata professione. Dopo il conseguimento del titolo di studio, infatti, per alcuni mestieri è richiesto anche il superamento di un esame di abilitazione che autorizzi legalmente ad esercitare.

Tra le professioni che prevedono l’iscrizione ad un albo, ad esempio, rientrano le seguenti:

  • medici, odontoiatri, farmacisti, infermieri, fisioterapisti, veterinari;
  • notai e avvocati;
  • chimici, ingegneri, biologi, geologi, dottori agronomi e forestali;
  • architetti, paesaggisti, giornalisti, consulenti del lavoro, commercialisti, contabili,
  • psicologi e assistenti sociali.

Tale registro, inoltre, è accessibile al pubblico, nella maggior parte dei casi mediante internet sui siti istituzionali degli ordini.

La primaria degli ordini professionali è quella di evitare eventuali esercitazioni illegittime di determinate professioni regolamentate, come ad esempio quella del medico o dell’avvocato. Per professione regolamentata si intende un’attività esercitabile da persone in possesso di determinati requisiti e iscritte ad un ordine professionale (Decreto del Presidente della Repubblica 7 agosto 2012, n. 137).

Chi è l’Operatore Socio Sanitario?

L’Operatore Socio Sanitario è una figura professionale delineata dall’Accordo Stato-regioni del 22 febbraio 2001 e che integra in un unica professionalità le precedenti figure meno competenti come gli ausiliari o gli OSA.

La figura dell’oss e le sue competenze professionali.

L’Accordo Stato-Regione del 22 febbraio 2001.

La figura professionale dell’OSS acronimo di (Operatore Socio Sanitario) e il relativo profilo professionale è stata istituita con l’accordo Stato-Regioni del 22 Febbraio 2001 per rispondere ad una maggiore richiesta assistenziale e per garantire una qualità elevata nelle cure e nell’assistenza alla persona.

Attraverso il provvedimento del 22 febbraio del 2001, la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, Le Regioni e le Provincie autonome ha dato atto all’accordo intrapreso tra Governo e Regioni, per l’individuazione della figura e del relativo profilo della figura e del relativo profilo professionale dell’operatore-socio-sanitario.

Chi è l’operatore socio sanitario? Cosa può fare o non fare in autonomia? Esiste un profilo professionale OSS? Proviamo a rispondere a queste domande!

Chi è l’Operatore Socio Sanitario?

L’Operatore Socio Sanitario è una figura professionale delineata dall’Accordo Stato-regioni del 22 febbraio 2001 e che integra in un unica professionalità le precedenti figure meno competenti come gli ausiliari o gli OSA.

Art. 1 – Figura e profilo

1. È individuata la figura dell’ Operatore socio-sanitario.

L’operatore socio-sanitario è l’operatore che, a seguito dell’attestato di qualifica conseguito al termine di specifica formazione professionale, svolge attività indirizzata a:

a) soddisfare i bisogni primari della persona, nell’ambito delle proprie aree di competenza, in un contesto sia sociale che sanitario;
b) favorire il benessere e l’autonomia dell’utente.

Art. 2 – La formazione

1. La formazione dell’operatore socio-sanitario è di competenza delle regioni e province autonome, che provvedono alla organizzazione dei corsi e delle relative attività didattiche, nel rispetto delle disposizioni
del presente decreto.

Art. 7 – Requisiti di accesso

1. Per l’accesso ai corsi di formazione dell’operatore socio-sanitario è richiesto il diploma di scuola dell’obbligo ed il compimento del 17° anno di età alla data di iscrizione al corso.

Art. 3 – CONTESTI OPERATIVI

L’operatore socio-sanitario svolge la sua attività sia nel settore sociale che in quello sanitario, in servizi di tipo socio-assistenziale e socio-sanitario, residenziali o semiresidenziali, in ambiente ospedaliero e al domicilio dell’utente.

Art. 4 – Contesto relazionale

1. L’operatore socio-sanitario svolge la sua attività in collaborazione con gli altri sanitarie e quindi, della cura del paziente.

Art. 5 Attività

1. Le attività dell’operatore socio-sanitario sono rivolte alla persona e al suo ambiente di vita:

a) assistenza diretta ed aiuto domestico alberghiero;
b) intervento igienico-sanitario e di carattere sociale;
c) supporto gestionale, organizzativo e formativo.

La sua attività è indirizzata a soddisfare bisogni primari in un contesto, come quello socio-sanitario, molto delicato e in cui deve interfacciarsi continuamente con figure professionali ben strutturate come il medico , Infermieri e altre figure Sanitarie , al fine di garantire supporto a queste.

L’OSS DOPO LA RIFORMA DELLE PROFESSIONI SANITARIE
In seguito alla L.3/2018 che stabiliva il riordino delle professione sanitarie sono state apportate delle sostanziali modifiche alla figura professionale dell’OSS che non verrà più definita strettamente tecnica ma riconosciuta a tutti gli effetti come professione sanitaria.

L’OSS e le sue aree di competenza.

L’operatore socio-sanitario è quella figura professionale che a seguito del conseguimento dell’attestato di qualifica e al termine di specifica formazione professionale, svolge attività orientate al soddisfacimento dei bisogni primari della persona, nell’ambito delle proprie aree di competenza che può adoperare in due differenti contesti lavorativi: sociale e sanitario.

Le attività lavorative che l’oss si dividono in: Assistenza diretta ed aiuto domestico-alberghiero:

l’operatore socio-sanitario si occupa dell’assistenza di persone non autosufficienti o allettate e le aiuta nelle attività quotidiane di igene personale, realizza attività semplici di supporto diagnostico-terapeutico, collabora ad attività finalizzate al mantenimento delle residue capacità psico-fisiche dell’utente, alla rieducazione, riattivazione, recupero funzionale e realizza attività di animazione o sociali nell’assistenza al malato anche terminale o morente, aiuta l’utente nel suo ambito di vita, cura la pulizia e l’igene ambientale;

Interventi igenico-sanitari e di carattere sociale:

l’OSS osserva e collabora alla rilevazione dei bisogni e delle condizioni di rischio-danno L’oss osserva e collabora alla rilevazione dei bisogni e delle condizioni di rischio-danno dell’utente; collabora alla rilevazione di interventi assistenziali e valuta per quanto concerne le sue competenze gli interventi assistenziali più adeguati da proporre; collabora all’attuazione di sistemi di verifica degli interventi; riconosce ed utilizza linguaggi e sistemi di comunicazione e relazione appropriati per ogni situazione in riferimento alle condizioni e nel contesto in cui si opera.

Mette in atto tutte le procedure necessarie per garantire il miglior servizio assistenziale all’utente e alla famiglia e favorisce l’integrazione sociale ed il mantenimento e recupero dell’identità personale.

Collabora anche nei servizi assistenziali di non ricovero alla realizzazioni di attività di carattere semplice.

L’Accordo Stato-Regioni del 22 Febbraio 2001 divide le competenze dell’operatore socio-sanitario in tre grandi macroaree: tecnica, professionale e relazionale.

L’OSS e le competenze tecniche.

L’Operatore socio-sanitario in base alle proprie conoscenze e in grado di collaborare con tutta l’equipe multidisciplinare garantendo la realizzazione degli obbiettivi di squadra e sa attuare i piani di lavoro.

E’ in grado di utilizzare metodologie di lavoro comuni che permettano di verificare l’andamento del lavoro di squadra.

Collabora con l’utente e la sua famiglia:

-Nella gestione della casa e dell’ambiente di vita, nell’igene e nel cambio biancheria;
-Nella preparazione e assunzione dei pasti;
-Nell’effettuazione di acquisti quando necessario;
-Nella sanificazione e sanitizzazione ambientale.

Aiuta nella preparazione alle prestazioni sanitarie;

– Osservare, riconoscere e riferire alcuni dei più comuni sintomi di allarme che l’utente può presentare;
– Effettuare piccole medicazioni e cambio delle stesse;
– Aiutare nelle attività di animazione che favoriscono la socializzazione, il recupero ed il mantenimento di capacità cognitive e manuali;
– Collaborare ed educare al movimento e favorire movimenti di mobilizzazione semplici su singoli e gruppi;
– Provvedere al trasporto di utenti, anche allettati, in barella o carrozzella,
– Collaborare alla composizione della salma e provvedere al suo trasferimento;
– Utilizzare specifici protocolli per mantenere la sicurezza dell’utente; riducendo al massimo il rischio di caduta;
– Svolge attività d’informazione sui servizi del territorio e si occupa della cura del disbrigo di pratiche burocratiche;
– Infine accompagna l’utente per l’accesso ai servizi assistenziali.

Distinti saluti.

Eva, Coordinatrice Infermieristica

Leggi anche:

Emiliano, OSS: “il nostro problema non sono gli attestati fasulli, ma la mancanza di un Albo”.

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