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Consiglio regionale, ok alla risoluzione per la sanità del Fermano. Momenti di apprensione per l'allarme anticendio – CentroPagina

ANCONA – Seduta all’insegna delle mozioni e interrogazioni quella del Consiglio regionale di ieri. Rimandate tutte e quattro le pdl che erano all’ordine del giorno, tra le proteste dei consiglieri del Pd, mentre è passata una risoluzione sulla sanità fermana. La seduta è stata contrassegnata in Aula dalla presenza di un gruppo di lavoratori in somministrazione nel comparto sanità, esclusi dalla premialità Covid e con cartelli di protesta, e dall’allarme antincendio scattato all’improvviso suscitando qualche momento di preoccupazione.

Nel momento in cui è partito l’allarme sonoro e la luce rossa lampeggiante, in Aula stava intervenendo la consigliera regionale del Pd Manuela Bora. Il presidente del Consiglio regionale Dino Latini ha sospeso per qualche istante i lavori per verificare la causa che aveva fatto scattare l’allarme. Dopo essere venuto a conoscenza che il sistema si era attivato in seguito al fumo uscito da una piastra nel bar, i lavori sono ripresi regolarmente.

Le proposte di legge di cui è stata rimandata la discussione alle sedute successive sono: “Incentivi all’insediamento nei comuni del cratere marchigiano di personale dipendente del Servizio sanitario” a iniziativa di Forza Italia e Rinasci Marche; “Iscrizione dei senza dimora all’Anagrafe sanitaria regionale”, “Screening obbligatorio per l’atrofia muscolare spinale (Sma)” e “Disposizioni per la qualità, la tutela e la sicurezza del lavoro nei contratti pubblici” a iniziativa dei consiglieri del Pd. Tra i motivi del rinvio, l’assenza del relatore di minoranza per quanto concerne la prima (in discussione la prossima seduta) e per motivazioni tecniche le altre.

Nel corso della seduta ha avuto il via libera all’unanimità una risoluzione sulle politiche sanitarie per il Fermano, un provvedimento che ha unificato una proposta di mozione del dem Fabrizio Cesetti e da due interrogazioni di cui una a firma dello stesso Cesetti e un’altra dei consiglieri della Lega. La risoluzione, promossa dai consiglieri Cesetti (Pd), Marinangeli (Lega), Putzu (FdI) e Marcozzi (Fi), impegna il presidente e la Giunta regionale a predisporre una strategia per migliorare il modello organizzativo della sanità del Fermano e per risolvere la carenza di personale nell’Area Vasta 4.

Con la risoluzione i consiglieri hanno chiesto che siano garantite tutte le prestazioni sanitarie e di cura all’ospedale Murri di Fermo, unica struttura specialistica con caratteristiche di primo livello della provincia. La richiesta è anche quella di risolvere l’annoso problema delle liste di attesa e di trovare soluzioni anche straordinarie per superare la carenza di sanitari, sollecitando provvedimenti legislativi nazionali.

Filippo Saltamartini, assessore regionale alla Sanità

Tra le interrogazioni discusse, anche quella del gruppo assembleare del Partito Democratico, a prima firma della consigliera Micaela Vitri, con cui chiedeva chiarezza sull’indennità Covid ai lavoratori in somministrazione nella sanità marchigiana. Sul tema l’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini ha precisato che «tutto il personale in somministrazione al 1° maggio 2021 avrà l’indennità Covid, ma parlare di stabilizzazione è purtroppo demagogico».

«Parlare di stabilizzazione del personale in somministrazione è pura demagogia – ha detto l’assessore -, l’Articolo 97 della Costituzione parla chiaro, agli impieghi della Pubblica Amministrazione si accede per concorso». In tal senso ha ricordato che «sono stati espletati concorsi e ce ne saranno in futuro e noi dobbiamo attingere dalle graduatorie per le assunzioni. In merito alla stabilizzazione del personale in somministrazione, non sussiste ad oggi alcuna norma che ne preveda la possibilità. Le Ast potranno procedere ad inserire tali figure professionali, nei limiti del tetto di spesa del personale, attraverso le procedure pubbliche di reclutamento a tempo indeterminato».

I lavoratori della sanità in Aula con i cartelli in mano

Per quanto riguarda le indennità Covid dovute ai lavoratori, «circa 792 euro pro capite, abbiamo effettuato la correzione dovuta ad una stima errata dell’Asur. Sulla base dei dati comunicati dalle Aziende, alla data del 1 maggio 2021 nella Regione Marche risultavano in servizio 7 lavoratori in somministrazione. Un approfondimento istruttorio recente ha invece evidenziato la presenza di ulteriori 39 operatori tecnici in somministrazione, assunti tramite l’Agenzia Interinale Randstand e non censiti dall’ASUR nella ricognizione precedente. Sono dunque in corso le necessarie verifiche con gli organi competenti del Ministero della Salute per rettificare il dato erroneamente comunicato a giugno del 2021 e sarà mia cura verificare che questi lavoratori abbiano quanto spetta loro» ha concluso Saltamartini.

I dem hanno commentato evidenziando che «finalmente, grazie alla nostra battaglia in Consiglio regionale, la giunta Acquaroli fa marcia indietro e attraverso l’assessore Saltamartini riconosce che sono ben 39, e non 7 come comunicato erroneamente in precedenza al Ministero della Sanità, i precari della sanità marchigiana a cui la Regione Marche è tenuta a erogare la premialità Covid di 792 euro». Il gruppo Pd ha espresso preoccupazione per «la mancata risposta sulla stabilizzazione dei lavoratori con apposito concorso. Dopo oltre un anno di latitanza è arrivata l’ora che la giunta regionale ponga fine a questa vicenda e rispetti i diritti di donne e uomini che negli ultimi due anni hanno combattuto il Covid in prima linea. Un ringraziamento particolare vogliamo rivolgerlo al Nidil Cgil che si è battuto al loro fianco: senza questo prezioso sostegno quei 32 lavoratori sarebbero rimasti dei fantasmi per la giunta Acquaroli».

gruppo pd
Il gruppo assembleare del Pd

I dem evidenziano che «ora resta aperto il problema più grande, ovvero la stabilizzazione dei lavoratori precari, che tra l’altro sarebbe dovuta avvenire già entro lo scorso 31 dicembre. In questo caso, purtroppo, la risposta dell’assessore Saltamartini non è stata incoraggiante, forse perché la giunta regionale, fin dal suo insediamento, ha costantemente alimentato l’utilizzo di forme di lavoro precarie nel mondo della sanità. Questa vicenda, però, potrebbe avviare quell’inversione di rotta che i lavoratori e i sindacati si aspettano dalla Regione Marche. Il personale sanitario – aggiungono -, che nella nostra regione è costretto a vivere i profondi disagi e le incertezze del precariato, ha dimostrato sempre, soprattutto durante l’emergenza pandemica, grande professionalità e abnegazione. Ora sta alla giunta regionale riconoscere concretamente queste qualità e questi meriti regolarizzando la loro posizione lavorativa con un apposito concorso».

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