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Con l’Oscar della Salute termina il Meeting della Rete Città Sane

 

E’ con la assegnazione dell’Oscar della Salute 2020-2021 che si concluderanno domani mattina (inizio cerimonia 11,45) i lavori del XIX Meeting della Rete Città Sane OMS avviati questa mattina ad Ancona, presidente di turno fino al 2023, alla Mole. Come per ogni passata edizione, l’Oscar verrà conferito alla città che ha presentato il progetto ritenuto più efficace e condivisibile in materia di promozione della Salute, inclusione sociale, benessere relazionale, mediazione sociale, azioni contro il degrado urbano. Al bando partecipano città della rete ma anche città non ancora aderenti, divise per categorie.

La sessione plenaria (9,30) – moderata come nella giornata odierna dalla presidente della Rete Città Sane e assessore del Comune di Ancona, Emma Capogrossi, si aprirà con l’intervento della epidemiologa Paola Angelini, in rappresentanza della Regione Emilia-Romagna, che porterà il suo contributo sulla lotta contro le arbovirosi – malattie trasmesse agli esseri umani da punture o morsi di animali come zanzare e zecche – spiegando cosa possono fare i Comuni per prevenire la trasmissione.

La prima giornata, quella odierna, si è conclusa con l’assemblea generale dei soci della Rete Città sane OMS, un importante momento di incontro e presentazione delle città entrate più di recente nella rete, dopo 2 anni di collegamenti a distanza.

In mattinata dopi i saluti istituzionali, centrale è stato l’intervento di Kira Fortune dell’Ufficio Regionale Europeo OMS che ha delineato il tuolo del Netowork delle Healthy Cities nel programma di lavoro OMS, di Daniela Galeone, da remoto, sul Piano Prevenzione 2020-2025; sono quindi intervenuti Michele Marra del Servizio Epidemiologia Regione Piemonte che ha tracciato un quadro delle diseguaglianze nella Salute e Giuseppe Napoli di Federsanità sull’importanza di fare rete tra istituzioni.

Forte seguito ha avuto la relazione della la prof.ssa Daniela Lucangeli docente di Psicologia dello sviluppo all’Università di Padova, ed esperta di psicologia dell’apprendimento nonchè promotrice della Scienza servizievole, pioniera dell’insegnamento con empatia. Nel suo intervento la prof. Lucangeli ha illustrato la prospettiva del “I-Care”, inteso come benessere a tutti i livelli – fisico, psichico, sociale – necessario all’individuo per raggiungere le sue prerogative, sollecitando istituzioni, professionisti e cittadini ad “avere a cuore” le persone prese in carico e soprattutto bambini e ragazzi, nei quali la pandemia ha avuto un effetto detonatore facendo emergere un disagio interiore e un senso di solitudine e privazione.

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